" DISPERSI SULLE PIZZORNE "

10 FEBBRAIO 2007

10 FEBBRAIO 2007, il giorno contrassegnato sul calendario come il “giorno dei Fermi”, sarà ricordato anche come il giorno del “  andian a casa che vien buio vai…!

Ma andiamo alla cronaca.

Tutto è iniziato con il consueto ritrovo alle 13.30 davanti al bar 356 di Porcari, dove tutti gli anni il 10 febbraio si ritrovano i “Fermi” del gruppo; gli unici Fermi che mancavano erano Bronzo e il Tromba. Bronzo aveva il cagotto e il Tromba che dopo l’ultima botta fatta due sabati fa, credevamo avesse appeso la bici al chiodo e invece…aspettava al monumento di Marlia (se avesse saputo a cosa andava incontro prendeva il primo bivio a sinistra e andava al…ricovero dei poveri vecchi poco distante).

Al gruppo si erano uniti anche i nuovi arrivati, Tommaso detto Tommy e Marcello detto…Marcello che dovevano aver sbagliato giorno visto che loro erano tutt’altro che fermi.

Insomma il gruppo era composto da Franco detto il Professore, Giorgio detto il Conte Potta, Luca detto il DS, Fabio detto il Pera, Mauro detto il Ceceno, Fabio detto Stinchi di Merlo, Matteo detto Matteo ( non ha ancora fatto una cazzata degna da fargli cambiare nome…), Roberto detto Paura, Daniele detto Filini, Gabriele detto il Tromba insieme con Tommaso e Marcello.

Destinazione Tramonte ( ha qualche assonanza con ..tramonto…! non ci avevamo mai pensato prima di oggi ).

Fin dall’inizio ci siamo resi conto che non sarebbe stato il giorno del Tromba dato che alla fine della prima salita abbiamo dovuto aspettare 20 minuti prima di sentirlo sbuffare con il Ds e il Pera che non erano rimasti con lui per solidarietà… A parziale scusante del Ds il fatto che lui era più attento alla partita della Lucchese, che seguiva per radio, che a pedalare, mentre non c’era nessuna scusante per il Pera, era proprio Fermo.

Finito l’asfalto iniziava la salita sterrata verso il Tubbiano con in testa sempre Tommy e Marcello tallonati dal Conte Potta, dal Ceceno che ( diceva lui ) non montava in bici da luglio ( si con la muta del team ma lo hanno visto svariate volte con quella del Mercatone per non farsi riconoscere) e infine dal Prof… dietro tutti gli altri Fermi, il Pera e il Tromba che s’è “tronco” tutte l’unghie a forza d’aggrappassi al braccio del Prof.

Alla meglio siamo arrivati di nuovo sulla strada asfaltata e a questo punto data l’ora già tarda Tommy, Marcello e il Tromba hanno deciso di tagliare corto e scendere subito a Marlia mentre tutto il resto del gruppo sceglieva di sorbirsi ancora due km di salita per arrivare in cima alle Pizzorne ( tanto se n’era fatta poa di salita !).

Giunti in “vetta” si è posto il dilemma da che parte scendere. Il Prof: “se si scendesse da Villa Basilica ? “ “no troppo asfalto…”  Il Conte Potta “ se si facesse il percorso di guerra ? “  “no troppo brutto, i tronchi, i rovi…”.

Salta fuori allora il Pera che tutti noi avevamo dimenticato dato che non s’era mai visto “lo so io venite dietro a me” e noi tutti dietro come tanti scolaretti lungo un sentiero che avrebbe dovuto arrivare a Petrognano…avrebbe…!

Dopo poco il gruppo si spacca in due con in testa il Pera, il Cece e il Conte, mentre dietro il Prof comandava il secondo gruppo con Matteo, il DS, Paura, Stinchi e Filini.

Ad un certo punto il Prof si ferma davanti ad un bivio incerto sul da farsi dato che aveva perso il contatto con i primi aspettando l’arrivo dei Fermi che stavano poco dietro; piccolo consulto  e  Stinchi esce con una delle sue uscite che lo hanno reso famoso: “lo so io, si va a dritto “ E così abbiamo fatto per circa un km almeno fino a quando il sentiero finiva in un prunaio clamoroso.

Inutili i tentativi di proseguire con la bici in spalla…niente da fare non si passava. Si decide di ritornare indietro ma non al primo bivio dove ci eravamo fermati la prima volta, ad un altro che sembrava promettere bene. Intanto i 3 bastardi capitanati dal Pera dopo aver visto che non arrivavamo, si erano decisi a fermarsi e telefonare. Niente campo. Telefoni muti. Decidono di aspettare un minuto e poi decidono di avviarsi perché sennò  “agghiacciavin”…poveracci.

Il secondo tentativo sembrava quello giusto anche perché Stinchi ci rassicurava dicendo: “ si mi sembra di esserci già passato, che sia quello giusto…” niente di più sbagliato; anche questo finiva in mezzo ai rovi. Decidiamo di ritornare ancora indietro seguendo questa volta le indicazioni del Professore ma anche questa scelta si dimostrava sbagliata visto che il sentiero ci ha riportato al….punto di partenza. Praticamente avevamo percorso un anello. Il buio cominciava a scendere e il timore di restare nel bosco senza sapere dove eravamo saliva. Seguendo le indicazioni del Filini, prendiamo la bici in spalla e ci addentriamo nel bosco cercando di scendere con la speranza di incontrare un sentiero degno di questo nome. Tra un castagno e l’altro, tra rovi e canaloni di ogni genere, Stinchi continuava a ripetere ormai sull’orlo di una crisi di nervi “…si mi sembra di esserci passato…” e il Filini rincarava la dose “…e di qui Stinchi …ti sembra di essere di esserci già passato?”  ma nessuno rideva, ormai le tenebre erano prossime e la voglia di ridere era passata.

Anche il Ds stava andando in crisi, un po’ perchè aveva forato, un po’ perché era proprio…cotto !

Cotto a tal punto che alla telefonata del bastardo del Cece che si proponeva per tornare indietro, lui rispondeva “ no stiamo scendendo”… Scendendo si ma dove ?

Ad un certo punto sbocchiamo su un sentiero battuto e tutti abbiamo tirato un sospiro di sollievo; percorrendolo per un bel tratto ci siamo trovati nuovamente davanti ad un bivio. Che fare ? Decidiamo di proseguire a sinistra ma dopo poco Stop. Niente da fare e ancora indietro a piedi. Non ci restava che l’ultimo tentativo: girare a destra, dopodichè non ci sarebbe stato niente da fare che rassegnarci al bivacco forzato dato che le tenebre ci avrebbero impedito di proseguire oltre. Il telefono non prendeva e anche se ci fosse stato campo non avremmo saputo dire dove ci trovavamo esattamente. Un vero problema.

Fortunatamente il sentiero da stretto che era, proseguendo si è fatto sempre più grande fino a portarci a S. Andrea in Caprile sulla strada asfaltata. Un sospiro di sollievo. Erano le 18.

In silenzio ma decisamente rincuorati, col pensiero ai tre bastardi e soprattutto al Pera, immersi ormai nel buio della sera, ci siamo lanciati lungo la discesa di Tofori. La salita del Belvedere di Gragnano ci è parsa una montagna, soprattutto a Matteo ormai spinto solo dalla forza della disperazione; le sue gambe erano diventate oramai  come il cemento armato.

Alle 18.30 arriviamo a Porcari  alla fine di un pomeriggio che davvero ricorderemo a lungo oltre che come il giorno dei “Fermi” come il giorno del “..andian a casa che vien buio vai…!”

 

Il Gogo scrive:

.....o ragazzi...è il gogo che vi scrive....l'altro fermo del gruppo...certo potevate dirmelo che c'era una riunione di fermi, ma soprattutto di storditi...un' vi posso più lascià soli un minuto che vi andate a sparpagliare per i monti senza una meta senza un perchè senza uno scopo, ma soprattutto  state a sentì lo stinchi di merlo...aoooooooo lo stinchiiiii, ma che fateee siete "briai...." mi fate venire il magone, l'orchite...ma che il bullone vi ha contagiato forse???..sì dico il bullone, sapete quello che s'è perso in padule a 100 metri da casa... o avete rimosso il ricordo solo per fare un piacere alla su' mamma........mi costringete a ritornare per darvi uno scopo, per farvi da faro, ma soprattutto per fare un'opera buona nel riportarvi a casa sani e salvi...

Ciao a tutti firmato il gogo ve lo ricordate vero????